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Sound Of Kostia

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lunedì 26 settembre 2016

LA STORIA DEL LEONE ALIGI

_era questa: sua madre l'aveva messo al modo ed era subito morta.
E, poiché languiva di sete nel torrido ardore meridiano, egli aveva inutilmente tentato di risvegliarla, con le sue zampe rotonde, morbide come piumini di cipria.
- Come il sole di buon mattino assorbe le gocce di rugiada, così esso assorbirà anche la vita- mormoravano con voce patetica i pavoni selvatici, su, sulla rovina del tempio e, dandosi l'aria di profeti, aprirono rumorosamente le scintillanti ruote d'un azzurro metallico. Alchimia e Spiritismo

da IL GOLEM E ALTRI RACCONTI di Gustav Meyrink




venerdì 23 settembre 2016

LA MERENDA

Merenda è una parola latina che significa "cose da meritare". Non so se ce lo meritassimo, fra mille nequizie che la giovane eta ci portava a compiere quotidianamente, ma noi ragazzi di un tempo, come i ragazzi di oggi facevamo merenda.
Una differenza c'è, però, perché per noi di merende si trattava, e non, si badi bene, delle odierne merendine. Continua

da NUOVO DIZIONARIO DELLE COSE PERDUTE di Francesco Guccini




mercoledì 21 settembre 2016

L'UOMO DELLA FOLLA

Ce grand malheur de ne pouvoir être seul.
La Bruyère.

Molto a proposito è stato detto di un libro tedesco: er lasst sich nicht lesen, non si lascia leggere. Vi sono segreti che non si lasciano rivelare. Degli uomini muoiono di notte nei loro letti torcendo le mani degli spettri cui si confessano, con negli occhi uno sguardo di pietà profonda; e altri uomini muoiono avendo la disperazione nel cuore e la gola serrata da convulsioni per l'orrore dei misteri che non vogliono essere rivelati. Continua

da RACCONTI DEL TERRORE di Edgar Allan Poe



martedì 20 settembre 2016

LA STORIA DI KULLERVO

Nei giorni (antichi della magia) (quando la magia era giovane ancora), un cigno cresceva la sua covata di piccoli presso le rive di un fiume che scorreva placido nella zona placido nella zona paludosa di Sutse, ricca di giunchi. Un giorno, mentre scivolava su quegli specchi d'acqua circondati da siepi di falasco, con dietro di sé, la fila ordinata dei suoi piccoli, un'aquila discese in picchiata dal cielo e, rialzandosi subito in volo, trasse via con sé, a Telea, uno dei suoi figli; il giorno seguente un falco possente gliene sottrasse un altro e lo portò a Kemenume. Una Recensione

da LA STORIA DI KULLERVO di John Ronald Reuel Tolkien




mercoledì 14 settembre 2016

LA CAMERA SUL PIANEROTTOLO

Barlow imprecò quando un piede gli finì in una buca di fango limaccioso e l'acqua ghiacciata gli scivolò nella scarpa. Sforzava il suo sguardo nel buio, ma non riusciva a distinguere nulla più della forte oscurità degli alberi che si chiudevano su di lui. La pioggia cadeva a dirotto, producendo una nenia monotona sulle foglie. Il tempo era abbastanza brutto anche se non ci si fosse persi. Afferrando con forza la valigia, si affrettò attraverso l'oscurità e il sudiciume del solitario viale di campagna. Non si era aspettato nulla di simile quando si era diretto verso la zona di competenza del povero Gough: aveva pensato troppo alle lucrose commissioni che sarebbero state sue. E poi, coloro che viaggiano in strani posti, devono prevedere quel tipo di cose. Era curioso di sapere cosa fosse successo a Gough. La gente non era stata mai soddisfatta di quel che si diceva riguardo la sua morte: c'era qualcosa di strano in tutto l'affare! Continua

di Arthur Burks da LE CASE MALDEDETTE di autori vari




lunedì 12 settembre 2016

TARQUINIO A CHEAPSIDE


Uno scalpiccio di piedi in corsa... a scappare, sono un paio di scarpe leggere, dalla suola morbida, fatte di una materia bizzarra, simile alla pelle, proveniente da Ceylon: a un tiro di schioppo, seguono due paia di spessi calzari, blu scuro e oro, che mandano smorzati bagliori nella luce lunare.
Scarpe Leggere sfreccia attraverso uno spiazzo illuminato dalla luna, e sparisce in un cieco dedalo di vicoletti, divenendo solo uno scalpiccio intermittente, ora qui, ora là, nella densa oscurità. Continua

da RACCONTI DELL'ETA' DEL JAZZ di Francis Scott Fitzgerald



giovedì 8 settembre 2016

UNA DISCESA NEL MAELSTROM

Le vie di Dio, nella Natura come nella Provvidenza,
non sono le nostre vie, né i modelli che noi concepiamo
si possono in alcun modo commisurare con la vastità,
la profondità, e l’incomprensibilità delle Sue opere,
che hanno in loro una profondità più grande
del pozzo di Democrito.
Joseph Glanvill 

Avevamo raggiunto il sommo della rupe più elevata. E per qualche momento il vecchio parve troppo esausto per parlare. «Non è passato tanto tempo» disse alla fine «da quando io avrei potuto guidarvi su questa strada come il più giovane dei miei figlioli; ma circa tre anni or sono, mi capitò una avventura quale non è mai toccata a essere umano o almeno a essere che le sia sopravvissuto per raccontarla; e le sei ore di terrore mortale che ho passate allora, mi hanno rovinato anima e corpo. Voi mi credete vecchissimo, ma non lo sono. Ci volle meno di un giorno per farmi diventare bianchi i capelli, per fiaccarmi le membra e scuotermi i nervi così da tremare a ogni più piccolo sforzo, e da aver paura di un’ombra. Lo credereste che quasi non posso guardare giù da questa piccola rupe senza essere preso da vertigine?» Continua

da RACCONTI DEL TERRORE di Edgar Allan Poe




mercoledì 7 settembre 2016

L'OMBRA E IL BALENO

Quando ci ripenso, mi rendo conto della singolarità di questa amicizia. Uno era Lloyd Inwood, alto, snello, meravigliosamente compatto, nervoso e bruno. L'altro Paul Tichlorne, alto, snello, meravigliosamente compatto, nervoso e biondo. Ciascuno era la copia dell'altro, in tutto salvo che nel colore. Lloyd aveva gli occhi neri; Paul blu. Nei momenti di intensa eccitazione il sangue faceva assumere un colorito olivastro al volto di Lloyd, cremisi a quello di Paul. Su Wikipedia

da LE MORTI CONCENTRICHE di Jack London



sabato 3 settembre 2016

IL DISCO SI POSO'

Era sera e la campagna già mezza addormentata, dalle vallette levandosi lanugini di nebbia e il richiamo della rana solitaria che però subito taceva (l’ora che sconfigge anche i cuori di ghiaccio, col cielo limpido, l’inspiegabile serenità del mondo, l’odor di fumo, i pipistrelli e nelle antiche case i passi felpati degli spiriti), quand’ecco il disco volante si posò sul tetto della chiesa parrocchiale, la quale sorge al sommo del paese.  All’insaputa degli uomini che erano già rientrati nelle case, l’ordigno si calò verticalmente giù dagli spazi, esitò qualche istante, mandando una specie di ronzio, poi toccò il tetto senza strepito, come colomba. Era grande, lucido, compatto, simile a una lenticchia mastodontica; e da certi sfiatatoi continuò a uscire zufolando un soffio. Continua

da LA BOUTIQUE DEL MISTERO di Dino Buzzati




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