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Erano giovani facinorosi, prepotenti, forti, sicuri di sé. Mi trovavo come all'estero. Si parlava di cavalli.
-E tu?- disse uno con un sorriso perfino benevolo, tanto mi considerava con disdegno.
-E tu?- disse un altro pressapoco della stessa risma. - Tu cosa fai? Ce l'hai anche tu un cavallino?-
L'uscita parve molto forte e spiritosa. Tutti risero di gusto e mi guardarono benevoli, quasi per farsi perdonare.
Io dissi: -Si!-
-Si che cosa?-
-Anch'io ho un cavallo.-
-Un cavallo sul serio? E chi lo monta?-
-Io lo monto, qualche volta.- Una Recensione
Quand'ebbero lasciato il Palazzo Verde che dopotutto non era quello di Oz, ma che intanto era diventato la tomba di uno spiacevole individuo che il ka-tet di Roland aveva conosciuto come Tick-Tock, il giovane Jake prese a precedere Roland, Eddie e Susannah, distaccandosi da loro ogni giorno di più. -Non sei in pensiero per lui?- chiese Susannah a Roland, -E' tutto solo laggiù.-
-C'è Oy con lui-, disse Eddie alludendo al bimbolo che aveva adottato Jake come suo amico speciale. Continua
Antioco Epifane è generalmente considerato come il Gog del profeta Ezechiele. Tuttavia questo onore è piuttosto da attribuirsi a Cambise, il figlio di Ciro. E d'altra parte il carattere del monarca siriaco non ha davvero nessun bisogno di abbellimenti supplementari. Il suo avvento al trono, o per dir meglio la sua usurpazione di sovranità, cento e ottantun anni prima della venuta di Cristo; il suo tentativo di saccheggiare il tempio di Diana in Efeso; l'implacabile avversione per gli ebrei; la violazione del Santo dei Santi e la sua miserabile morte a Taba dopo un regno tumultuoso di undici anni, sono circostanze notevoli che hanno certo richiamato l'attenzione di tutti gli storici, in genere, di quell'epoca più delle empie,vili, crudeli, assurde e bizzarre imprese che restano da aggiungere per fare il totale della sua vita privata e della sua reputazione. Continua
Nel maggio 1902 un contadino del conte Gerol, tale Giosue Longo, che andava spesso a caccia per le montagne, racconto di aver visto in valle Secca una grossa bestiaccia che sembrava un drago. A Palissano, l'ultimo paese della valle, era da secoli leggenda che fra certe aride gole vivesse ancora uno di quei mostri. Ma nessuno l'aveva mai preso sul serio. Questa volta invece l'assennatezza del Longo, la precisione del suo racconto, i particolari dell'avventura più volte ripetuti senza la minima variazione, persuasero che ci dovesse essere qualche cosa di vero e il conte Martino Gerol decise di andare a vedere. Certo egli non pensava a un drago; poteva darsi tuttavia che qualche grosso serpente di specie rara vivesse fra quelle gole disabitate. Continua
Verso la periferia, in un quartiere giardino c'era una villetta dei giovani fratelli Giovanni e Carlo Morro, il primo di vent'anni, l'altro di quindici. La villetta era circondata da un piccolo giardino, e, benché nel viale davanti passassero molte automobili, dava una impressione di solitudine.
Quella sera, una tetra sera del tardo inverno, Carlo si mise in letto senza mangiare perché non si sentiva bene. Nella camera era accesa solo una piccola lampada, posta in un angolo, dove Giovanni si sedette a leggere, per tenere compagnia al fratello. Continua
Keats morì per via di una critica. E chi fu quel tale che morì per via dell'Andromaca? Anime vili! De L'Omelette perì a causa di un ortolano. L'histoire en est brève. Assistimi, spirito di Apicius!
Una gabbia d'oro portò il piccolo vagabondo alato, dalla sua dimora nel lontano Perù, sino a Chaussée d'Antin, tutto languido, dolente e innamorato. Sei pari dell'Impero condussero il felice uccello dalle regali mani della sua padrona La Bellissima a quelle del duca de L'Omelette.
Quella sera il duca cenava solo. Nell'intimità del suo gabinetto particolare si era abbandonato su quell'ottomana per amore della quale mise in gioco la propria devozione offrendo di più del suo re; voglio dire la famosa ottomana di Cader. Una Biografia
Ogni sette anni Cèvere risale il fiume con la sua lunga piroga, fino Ila grande ansa, e si ferma presso il paese di Naer a prendere i morti. Questa è la leggenda e i neri della zona ci credono, senza darvi troppa ~ portanza. Non hanno ne curiosità ne paura, così come noi non curiamo nell'alba livida delle nostre città, gli uomini che vengono a portar via le immondizie. Cosicché quasi nessuno tiene conto dei sette anni e calcola il giorno della scadenza.
Cèvere è alto, nero come la notte, ne giovane ne vecchio. Nessuno è riuscito mai a scorgere la sua faccia; certi dicono ch'egli abbia gli occhi di dietro, altri che si copra il volto, alla vista di esseri umani, con una stoffa bianca. Giunge silenzioso con la sua barca, accosta alla riva deserta, scompare nella boscaglia in cerca dei morti. Prima che la notte scenda egli è di ritorno e i defunti siedono a due a due nella grande piroga, impugnando i remi. Lui sta in piedi a prua, con una lunga asta che ogni tanto immerge nell'acqua per rettificare il cammino. Poi essi scompaiono già per il fiume, in direzione del sud, inghiottiti dal buio. Continua
C'era una volta, in tempi antichi e assai lontani, un saggio greco chiamato Daniele, che aveva disepoli e seguaci; e i sapienti della Grecia obbedivano ai suoi ordini e fidavano nella sua scienza. Ma Allah gli aveva negato un figlio maschio. Una notte, mentre meditava e lamentava la mancanza di un figlio che avrebbe ereditato la sua scienza, gli venne in mente che Allah (sia lodato e glorificato il Suo nome!) avrebbe ascoltato la preghiera di chi si fosse rivolto a Lui, che davanti alle porte della sua bontà non ci sono guardiani, e che Egli senza alcun calcolo favorisce chi vuole, e non respinge chi Lo supplica; anzi, lo colma id favori e grazie. La Tomba di Sir Burton
Secondo le ultime notizie di Rotterdam, sembra che quella città sia in uno stato di grave commozione filosofica; e veramente i fenomeni vi si sono manifestati di un genere così inatteso, così assolutamente nuovo, così compiutamente in contrasto colle opinioni esistenti, da non lasciare alcun dubbio nel mio cervello che quanto prima tutta Europa debba essere in tumulto, tutti i fisici in agitazione, ogni senno alle prese coll’Astronomia.
A quello che si dice, il … di …, non mi rammento bene la data, moltissima folla, ignorasi precisamente a quale scopo, era raccolta nella gran Piazza della Borsa nella comoda città di Rotterdam. La giornata era calda in modo eccezionale per la stagione; alitava appena un leggero venticello, e alla gente non riesciva tanto spiacevole di sentirsi di quando in quando spruzzare da scosse d’acqua di breve durata, che venivano giù da enormi mucchi di nuvole sparsi in abbondanza per la volta celeste del firmamento. Ciò nonostante, verso mezzogiorno, un lieve ma notevole movimento si palesò nella moltitudine e fu seguito dal frastuono di dieci mila lingue; un minuto dopo, dieci mila visi si volsero al cielo, dieci mila pipe furono tolte dagli angoli di dieci mila bocche, e un urlo che poteva paragonandosi soltanto al ruggito del Niagara, risuonò lungamente, fortemente, furiosamente per tutta la città e per tutti i dintorni di Rotterdam. Continua
Veramente strabiliante un fatto che mi accadde quand'ero giovane. Vivevo allora a Damasco in Siria dove studiavo la mia arte; un giorno, mentre me ne stavo tranquillo in casa, ecco che mi si presenta un mamelucco da parte del Sahib, e mi dice:- Vieni a parlare con il mio signore!- Lo seguii a casa del viceré, ed entrando in un gran salone vidi al centro di esso un letto di cedro placcato d'oro, su cui giaceva un giovane malato, bellissimo: bello come nessuno al mondo. I mille e uno modi di tradurre le Mille e una notte
Il symposium della sera prima mi aveva stancato alquanto. Soffrivo di un antipatico mal di capo e cascavo dal sonno. Perciò pensai che, invece di passare la serata fuori di casa, come mi ero proposto, era più saggio mangiare un boccone e poi andarsene subito a letto. Naturalmente volevo mangiare qualcosa di leggero. Io adoro i crostini al formaggio. Ora, che uno ne mangi più di una libbra non è sempre una cosa ragionevole. Ma che cosa si può obbiettare al numero due? E da due a tre, la differenza non è, invero, che di una sola unità. Continua
A diciannove anni, Marta si affacciò dalla sommità del grattacielo e, vedendo di sotto la città risplendere nella sera, fu presa dalle vertigini.
Il grattacielo era d’argento, supremo e felice in quella sera bellissima e pura, mentre il vento stirava sottili filamenti di nubi, qua e là, sullo sfondo di un azzurro
assolutamente incredibile. Era infatti l’ora che le città vengono prese dall’ispirazione e chi non è cieco ne resta travolto.
Dall’aereo culmine la ragazza vedeva le strade e le masse dei palazzi contorcersi nel lungo spasimo del tramonto e là dove il bianco delle case finiva,cominciava il blu del mare che visto dall’ alto sembrava in salita. E siccome dall’ oriente avanzavano i velari della notte, la città divenne un dolce abisso brulicante di luci; che palpitava. Continua
Quando lavoravo nella costruzione della Torre Eiffel, quelli si erano tempi. E non sapevo di essere felice. La costruzione della Torre Eiffel fu una cosa bellissima e molto importante. Oggi voi non potete rendervene conto. Ciò che è oggi la Torre Eiffel ha ben poco a che fare con la realtà di allora. Intanto, le dimensioni. Si è come rattrappita. Io le passo sotto, alzo gli occhi e guardo. Ma stento a riconoscere il mondo dove vissi i più bei giorni della mia vita. I turisti entrano nell'ascensore, salgono alla prima terrazza, salgono alla seconda terrazza, esclamano, ridono, prendono fotografie, girano pellicole a colori. Poveracci, non sanno, non potranno mai sapere. Si legge nelle guide che la Torre Eiffel è alta trecento metri, più venti metri dell'antenna radio. Anche i giornali dell'epoca, prima ancora che cominciassero i lavori, dicevano cosi. E trecento metri al pubblico sembravano già una pazzia. Continua
Benché io apprezzi l'eleganza nel vestire, non bado, di solito, alla
perfezione o meno con cui sono tagliati gli abiti dei miei simili.
Una sera tuttavia, durante un ricevimento in una casa di Milano, conobbi
un uomo dall'apparente età di quaranta anni, il quale letteralmente
risplendeva per la bellezza, definitiva e pura, del vestito.
Non so chi fosse, lo incontravo per la prima volta, e alla presentazione,
come succede sempre, capire il suo nome fu impossibile. Ma a un certo punto
della sera mi trovai vicino a lui, e si cominciò a discorrere.
Sembrava un
uomo garbato e civile, tuttavia con un alone di tristezza. Forse con esagerata
confidenza - Dio me ne avesse distolto - gli feci i complimenti per la sua
eleganza; e osai perfino chiedergli chi fosse il suo sarto. Continua
Capitolo Primo
Ero a venticinque anni capitano delle guardie del re di Napoli: stavamo molto insieme tra noi commilitoni, e vivevamo come tutti i giovani, cioè, di donne e di gioco, finché restava denaro in borsa; quando non avevamo più altra risorsa passavamo il tempo nei nostri alloggiamenti a filosofare. Una sera, dopo esserci sfibrati in ragionamenti di ogni specie intorno a un fiaschetto di vino di Cipro e a qualche castagna secca, il discorso cadde sulla Cabala e sui cabalisti.
Uno di noi pretendeva che fosse una scienza reale, le cui pratiche fossero cosa certa; quattro fra i più giovani replicavano che si trattava di un mucchio di assurdità, una truffa bella e buona per ingannare i creduloni e far ridere i bambini. Una Recensione
Quando è scesa la notte a me piace fare una passeggiata nel giardino. Non
crediate io sia ricco. Un giardino come il mio lo avete tutti. E più tardi
capirete il perché.
Nei buio, ma non è proprio completamente buio perché dalle finestre
accese della casa un vago riverbero viene, nel buio io cammino sul prato, le
scarpe un poco affondando nell'erba, e intanto penso, e pensando alzo gli
occhi a guardare il cielo se è sereno e, se ci sono le stelle, le osservo
domandandomi tante cose. Però certe notti non mi faccio domande, le stelle
se ne stanno lassù sopra di me stupidissime e non mi dicono niente. Continua
Quando Stefano Roi compì i dodici anni, chiese in regalo a suo padre, capitano di mare e padrone di un bel veliero,
che lo portasse con sé a bordo.
“Quando sarò grande” disse “voglio andar per mare come te. E comanderò delle navi ancora più belle e grandi della
tua.”
“Che Dio ti benedica, figliolo” rispose il padre. E siccome proprio quel giorno il suo bastimento doveva partire, portò
il ragazzo con sé.
Era una giornata splendida di sole; e il mare tranquillo. Stefano, che non era mai stato sulla nave, girava felice in
coperta, ammirando le complicate manovre delle vele. E chiedeva di questo e di quello ai marinai che, sorridendo,
gli davano tutte le spiegazioni.
Come fu giunto a poppa, il ragazzo si fermò, incuriosito, a osservare una cosa che spuntava a intermittenza in
superficie, a distanza di due-trecento metri, in corrispondenza della scia della nave.
Benché in bastimento già volasse, portato da un magnifico vento al giardinetto, quella cosa manteneva sempre la
distanza. E, sebbene egli non ne comprendesse la natura, aveva qualcosa di indefinibile, che lo attraeva
intensamente. Continua
Tetro e ogivale è l'antico palazzo dei vescovi, stillante salnitro dai muri, rimanerci è un supplizio nelle notti d'inverno. E l'adiacente cattedrale è immensa, a girarla tutta non basta la vita, e c'è un tale intrico di cappelle e sacrestie che, dopo secoli di abbandono, ne sono rimaste alcune pressoché inesplorate. Che farà la sera di Natale - ci si domanda - lo scarno arcivescovo tutto solo, mentre la città è in festa? Come potrà vincere la malinconia? Continua
Rincasato tardi, schiacciai uno scarafaggio che in corridoio mi fuggiva tra i piedi (resto' la' nero sulla piastrella) poi entrai nella camera. Lei dormiva. Accanto mi coricai, spensi la luce, dalla finestra aerta vedevo un pezzo di muro e di cielo. Era caldo, non riuscivo a dormire, vecchie storie rinascevano dentro di me, dubbi anche, generica sfiducia nel domani. Lei diede un piccolo lamento. "Che cos'hai?" chiesi. Lei apri' un occhio grande che non mi vedeva, mormoro': "Ho paura". "Paura di che cosa?" chiesi. "Ho paura di morire." Continua
I Santi hanno ciascuno una casetta lungo la
riva con un balcone che guarda l’oceano, e
quell’oceano è Dio. D’estate, quando fa caldo,
per refrigerio essi si tuffano nelle fresche acque,
e quelle acque sono Dio. Alla notizia che sta per arrivare un santo
nuovo, subito viene intrapresa la costruzione di
una casetta di fianco alle altre. Esse formano
così una lunghissima fila lungo la riva del mare.
Lo spazio non manca di sicuro. Anche san Gancillo, come giunse sul posto
dopo la nomina, trovò la sua casetta pronta
uguale alle altre, con mobili, biancheria, stoviglie,
qualche buon libro e tutto quanto. Continua