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-Una bestia malefica e di pessimo augurio è il Basilisco, specie di animale infernale che ogni contadino bellunese ha visto almeno una volta in vita sua: ha le ali d'uccello, la testa di Serpente con una cresta, e la coda di pesce biforcuta-.
Il Basilisco è citato più volte nella Bibbia (Is, 24,29 e 11,8) sotto la voce Tsepho che alcuni biblisti identificavano con il ceraste o vipera cornuta. La Tradizione Popolare
Colui che non si deve nominare è Satana, per il semplice motivo che basta "nominarlo" per vederselo apparire davanti. -Parola in boca e diavolo su la copa-, dicono i veneti. Per questo si ricorre a un eufemismo oppure a uno dei tanti nomi affibiatigli dal popolo. Si può dire che ogni regione ha il suo Diavolo, Martinetto, Farfarello ricordato da Dante, Luzziddu, un buon Diavolo siciliano, Ciapin, Zapinus del Trentino, Berlicche che è di casa un po' in tutta l'Italia del Nord. 5 cose su Satana
Le ritualità collegate al culto dei Morti sono ampiamente illustrate in tutte le raccolte etnografiche. Sono pratiche che raggiungono l'espressione più alta nella Notte dei Morti, quando le lunghe processioni di Morti percorrono le strade dei paesi e i defunti tornano alle loro case, dove sono stati perparati per loro cibi e dolci nel piatto dei Morti. Nonostante questo, resiste l'atavica paura per gli Spiriti, e anche in questi anni di demitizzazione, pochi passerebbero tranquillamente vicino alle mura di un cimitero, specie di notte. Il Battesimo Dei Morti
Nella mitologia greco-romana, i Venti sono figli del Cielo e della Terra e il loro re Eolo li tiene chiusi in caverne da dove li scatena secondo la sua volontà. I poeti li hanno chiamati Borea, Euro, Noto, Zefiro e l'iconografia mostra Eolo con le guance gonfie che soffia dentro due trombe d'aria, e il termine tromba d'aria è rimasto per indicare un vento forte e improvviso.
La mitologia popolare distingue i Tempestari, in particolare le Streghe tempestare, gli Stregoni e le Creature del Vento, i Folletti del Vento e numerosi Spiriti del Tempo locali. Gli Anemoi
La Befana rappresenta uno dei personaggi più originali della tradizione popolare italiana, tanto che la sua festa, soppressa anni fa, è sta rimessa nel calendario a furore di popolo. Nel Veneto fa concorrenza a santa Lucia nel cuore dei bambini. Santa Lucia è la santa giovane e splendida di luce (protettrice dei ciechi), la Befana la vecchia decrepita, nera d'abito e scura la faccia grinzosa, con naso adunco, fazolo in testa secondo il costume delle donne contadine. Befana ed Epifania
Tutti conoscono i nani di Biancaneve tanto che chiunque li può chiamare per nome: Brontolo, Dotto, Gongolo, Eolo, Pisolo, Mammolo, Cucciolo e il nome indica l'indole di ciascuno, bonario o scontroso, simpatico e allegro, facile al riso o a far sorridere. E la tradizione li indica proprio così, mutevoli di carattere, sospettosi e, in molti casi, socievoli e portati allo scherzo. I Nani nel mito
Gli gnomi sono di statura minuscola, forse 80 centimetri di altezza, hanno folte barbe bianche e sono vestiti di rosso, con cappucci a punta. A prima vista assomigliano ai Nani: hanno uno sguardo avuto, naso rubizzo, intelligentissimi, secondo il greco Paracelso, sono Spiriti della Natura, conoscono tutti i segreti magici delle erbe, delle pietre e degli animali, come indica la radice del loro nome, appunto "intelligenza" o giudizio. Altre Info
"Na volta disevin che el folet al feva viode un glemùs del. fil. I ciamonava pa la strada e 'l era un glemùs. I feva par tòilu su - Blumf - al saltava fòur un. -Eh, te l'hai fata, eh! Te l'ai fata!" E dopu al spariva."
Così descritto, el Fulet, il folletto, raccoglie una delle caratteristiche del Mazzariol, quella scherzosa e ridanciana. Lo dimostra questo episodio del gomitolo che, raccolto, si trasforma in folletto e ripete le stesse parole. Folletti Veneti
La figura della Strega nasce con l'uomo, lo accompagna nel corso dei secoli, come immagine del male, sostanzialmente con le stesse caratteristiche: bruttezza del viso, naso adunco, malvagità, legame con il mondo demoniaco.
In una tavoletta assira si legge: -La Strega che si aggira per le strade, s'insinua nelle case, va per le vie e le piazze...ha rapito la forza al giovane...ha tolto la felicità alla donna, sottraendo con lo sguardo la gioia del piacere.- Continua
La Wilde iagd, la Caccia selvaggia, fa parte della mitologia tedesca; una variante di questa narrazione, si chiama Wutendes Harr, l'esercito furibondo. In testa, avolte, corre la dea Hold: si tratta di una schiera di spiriti, guidati da Odino-Wotan sulla sua cavalcatura di otto zampe. Queste credenze arrivano nella nostra regione, probabilmente ai tempi dei Longobardi o dei Franchi, oppure in periodi più recenti dalla Carinzia, regione dove questa credenza è molto diffusa. Se vuoi saperne di più
Nell'opinione popolare, il Libro del Comando dà a chi lo posseide, il potere "di fare quello che vuoi, a piacer tuo". L'inquisizione lo giudicava un libro di stregoneria, anzi il "prontuario" delle stregonerie e condannava libro e chi lo possedeva al rogo. Chi ci Crede
Il Gallo del culto mithriaco era l'uccello sacro persiano. Diffuso anche nella X Regio augustea, Venetia et Histria, lo troviamo raffigurato in un bassorilievo dell'ara mitraica di Poetovio (jugoslavia), e si erge sopra una tartaruga, animale ctonico, cioè sotterraneo, simbolo delle forze oscure della notte e del male. Il Gallo posto sulla tartaruga, rappresenta la vittoria della luce sulle tenebre e con la forza del suo canto allontana i geni oscuri del male. Il Gallo Nel Cristianesimo
Era convinzione antica e diffusa, che nella testa del rospo vi fosse celata una pietra miracolosa, chiamata la Pièra Infernal, la pietra infernale. Una credenza riportata da Plinio Il Vecchio sostiene che il Rospo, oltre a possedere due fegati, uno con proprietà venefiche e l'altro salutari, ha nella testa due ossicini con le medesime caratteristiche contrapposte. Il Rospo nel Mito
I vampiri, così famosi nel mondo slavo, da noi sono quasi sconosciuti. A Trieste, zona di confine, vive ancora il Cialciut che appartiene al mondo degli Incubi e assomiglia al nostro Pesarol, solo che viene descritto come un animaletto villoso e scuro. Resta dell'antica tradizione un larvato accenno alla loro natura di cadaveri che per mantenersi intatti, vanno in giro a succhiare il sangue dei viventi. I Vampiri nella Storia
L'arte orafa e la ceramica producevano, fino a non molto tempo fa, figure di Chiocce con Pulcini, sette o dodici, secondo le regioni, intenti a becchettare. Questa tradizione artigianale, si ispirava, a sua volta, a una più antica tradizione orale che raccontava di autentiche chiocce con pulcini, trasformate in oggetti d'oro per fatagione. L'origine di tutto questo, risale a una leggenda etrusca; si sa per certo che la chioccia dorata con dodici pulcini era il simbolo del sacerdote Lankme, oppure della dea Velthe e dei suoi dodici sacerdoti, i famosi Lucumoni che governavano le dodici tribù. La Leggenda di Porsenna
Da tempo, il Drago ha lasciato il regno della mitologia ed è entrato nella fiaba, conservando la sua sovranità su tutte le altre serpi. Dalla tradizione antica a oggi, è stato protagonista nelle saghe arcaiche, simbolo dell'araldica (confuso talvolta con l'Orco), segno religioso e alchemico; Demonio in opere letterarie, a cominciare dall'Apocalisse, fino alle gesta cavalleresche. Origini del Mito
Gli uomini selvatici, detti anche Pilosi, a causa del loro corpo coperto di peli, furono molto popolari nell'Europa medievale e si raffigurano spesso a coppie, maschio e femmina.
Nella tradizione orale, l'Omo selvatico diventa protagonista di molte fiabe, fin dal Cinquecento con lo Strapparola; vive nel profondo dei boschi o solitario sulle nevi, sempre coperto da una folta peluria, con capelli irsuti e lunghi, voce tonante e sguardo cattivo. Bibliotopia
Non si sa quanti paesi e contrade d'Italia nascondano un tesoro, tra i ruderi e le rovine di castelli. Folletti, Spiriti e Diavoli ne sono i terribili custodi, protagonisti di anedotti e storie che raccontano le furberie e i tentativi dell'uomo per entrarne in possesso. Il Monaciello
Di solito, l'Orco è descritto come un Omone grande e grosso, fa paura solo al nominarlo. Il suo nome, infatti, conserva qualcosa dell'antica credenza che lo riteneva custode e signore dell'oscuro mondo dei morti, l'Orcus romano o l'Ade della mitologia greca. La Leggenda
Una credenza, diffusa in tutta Europa, sostiene che i Morti tornano in processione a visitare periodicamente i luoghi della loro passata esistenza. Per alcuni questo ritorno non è altro che una forma di espiazione dei peccati commessi in vita; da noi prevale la credenza che essi tornino alla loro casa per nostalgia, per amore dei loro cari ancora vivi. In Sicilia