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Visualizzazione post con etichetta Fabbricanti di Universi. Mostra tutti i post
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domenica 29 novembre 2015

LA RABBIA DI ORC IL ROSSO

29 Novembre 1979

Jim Grimson non aveva mai avuto intenzione di mangiare i testicoli di suo padre.
E non si era neppure aspettato di fare l'amore con venti delle sue sorelle.
Non aveva previsto che, a bordo di uno Steed bianco, avrebbe salvato la propria madre dalla prigionia e da un assassino.
E come poteva sapere nell'ottobre del 1979 - aveva solamente diciassette anni - che era stato proprio lui a dare origine al nostro universo, la cui creazione, a quanto pareva, risaliva a dieci miliardi di anni prima?

da LA RABBIA DI ORC IL ROSSO di Philip José Farmer


mercoledì 8 luglio 2015

LE MURAGLIE DELLA TERRA

Per ventiquattro anni il cielo era stato verde. Poi, all'improvviso, diventò azzurro.
Kichaha batté gli occhi. Era di nuovo a casa. O meglio: si trovava nuovamente sul pianeta dove era nato. Per ventott'anni era vissuto sulla Terra. Poi, per altri ventiquattro, in quell'universo tascabile chiamato Il Pianeta dei Livelli. Ora, anche se non gliene importava un fico secco, era di nuovo a casa.
Era immobile, sotto un'enorme sporgenza rocciosa che lo sovrastava. La pietra, sotto i suoi piedi, era spazzata dal vento implacabile che rotolava giù lungo un dirupo. Continua

da FABBRICANTI DI UNIVERSI di Philip José Farmer


mercoledì 1 luglio 2015

IL MONDO DI LAVALITE

Capitolo Primo

Kickaha era un proteo con l'argento vivo addosso. Pochissimi erano in grado di uguagliare la prontezza con cui si adattava ai mutamenti. Ma sulla Terra e sugli altri pianeti degli universi tascabili, le colline, i monti, le valli, le pianure, i fiumi, i laghi, e i mari cambiavano raramente. La stabilità della loro forma e della loro ubicazione veniva data per scontata.
C'erano piccoli mutamenti locali. Alluvioni, terremoti, valanghe, maremoti rimodellavano la terra. Ma gli effetti erano minimi, sulla scala del tempo di un individuo, nella vita di una nazione. Continua

da IL MONDO DI LAVALITE di Philip José Farmer


sabato 13 giugno 2015

UN UNIVERSO TUTTO PER NOI

Sotto un cielo verde e un sole giallo, in groppa a uno stallone nero dalla criniera chiazzata di rosso e dalla coda azzurra, Kickaha cavalcava per salvarsi la vita.
Cento giorni prima, mille chilometri più lontano, aveva lasciato il villaggio degli Hrowakas, il Popolo Dell'Orso. Stanco della caccia e della vita semplice, Kickaha aveva provato di desiderio improvviso di sentire il sapore (e più del sapore) della civiltà. Inoltre, la lama della sua intelligenza aveva bisogno di essere affilata,  c'era molto che lui non sapeva sui Tishquetmoac, l'unico popolo civilizzato di quello stesso livello. Continua

dal ciclo FABBRICANTI DI UNIVERSI di Philip José Farmer


giovedì 28 maggio 2015

I CANCELLI DELL'UNIVERSO

Migliaia di anni prima, per eliminare il bisogno di dormire, i Signori si erano serviti di droghe, dell'elettronica, dell'ipnotismo, e delle psicotecniche. I loro corpi rimanevano freschi e vigorosi, gli occhi limpidi, per giorni e notti, per mesi. A lungo andare, però, la loro mente vacillava. Cadevano in preda ad allucinazioni, di collere sfrenate e di un irragionevole senso di sconforto. Alcuni impazzivano definitivamente e dovevano essere uccisi o rinchiusi.
Fu così che i Signori scoprirono che anche loro, benché fabbricanti di universi e padroni di una scienza che li poneva un gradino appena sotto gli dei, avevano bisogno di sognare. Continua

da FABBRICANTI DI UNIVERSI di Philip José Farmer


domenica 3 maggio 2015

IL FABBRICANTE DI UNIVERSI

CAPITOLO 1

Lo spettro di uno squillo di tromba chiamava al di là della porta. Le sette note erano deboli e lontane: il prodotto ectoplasmico di un fantasma d'argento, se è il suono la sostanza di cui sono fatte le ombre.
Robert Wolff sapeva che, al di là della porta, non potevano esserci né trombe né suonatori. Un minuto prima aveva guardato nel ripostiglio. Aveva visto solo il pavimento di cemento, le pareti bianche, le crociere, uno scaffale e una lampadina. La Trama

da I FABBRICANTI DI UNIVERSI di Philip José Farmer


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