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Pocapaglia era un paese così erto, in cima ad una collina dai fianchi così ripidi, che gli abitanti, per non perdere le uova che appena fatte sarebbero rotolate giù nei boschi, appendavano un sacchetto sotto la coda delle galline.
Questo vuol dire che i Pocapagliesi non erano addormentati come si diceva, e che il proverbio
Tutti sanno che a Pocapaglia L'asino fischia e il padrone raglia
era una malignità dei paesi vicini, i quali ce l'avevano con i Pocapagliesi solo per il fatto che era gente tranquilla, che non gli piaceva litigare con nessuno.
C'era una lavandaia che era rimasta vedova con tre figliole. S'ingegnavano tutte quattro a lavar roba più che potevano, ma pativano la fame lo stesso. Un giorno la figlia maggiore disse alla madre:- Dovessi anche andare a servire il Diavolo, voglio andarmene via di casa.-
-Non dire così figlia mia,- fece la madre. -Non sai cosa ti può succedere.-
Non passarono molti giorni e a casa loro si presentò un sigmore vestito di nero, tutto compito, e con il naso d'argento. Continua
Grazie, buonasera.
Allora, sono uscito prima per fare il prologo dello spettacolo al quale state per assistere. Ora noi rappresentiamo questa sera un genere che parla di un rituale perduto nel tempo, denominato "Rebelot".
"Rebelot" è un termine che in milanese significa casino, confusione, baraonda, ma a Trieste c'è un termine quasi simile che si dice "Rebelot" che vuol dire invece casino, confusione, baraonda. Attenzione, perchè in Jugoslavia c'è un yermina alttrettanto quasi uguale, "Rebelot", che vuol dire casino, confusione, baraonda e a Marsiglia c'è un gioco di carte della malavita che si fa senza regole che vuol dire casino, confusione, baraonda che si dice "Rebelò", e "Rebelot" si dice anche in Sud Africa, in Polinesia, in Sud America e vuol dire casino, confusione, baraonda. Il Sito di Paolo Rossi
C'era una volta un pastore piccino e dispettoso. Andando a pascolare, vide una pollaiola con una corba d'uova sulla testa; tirò una pietra nella corba e ruppe tutte le uova in un colpo. La povera donna, piena di rabbia, gli gridò:- Che tu non possa più crescere finchè non trovi la bella Bagaglina delle tre mele che cantano!-
Da quel momento, il pastorello cominciò a diventare smilzo e gramo, e più sua madre lo curava e lo teneva bene, più lui diventava gramo.
C'era una volta un Principe ricco come il mare. Gli venne voglia di farsi un palazzo, proprio in faccia a quello del Re, ma più bello ancora di quello del Re. Finito il palazzo ci fece scrivere sulla facciata questa scritta: il danaro fa tutto. Italo Calvino e le sue Fiabe Italiane
C'era una vedova con un figlio che si chiamava Giuanin. A tredicianni voleva andarsene per il mondo a far fortuna. Gli disse sua madre:- Cosa vuoi andare a fare per il mondo? Non vedi che sei ancora piccolo? Quando sarai capace di buttar giù quel pino che è dietro casa nostra con un colpo di piede, allora partirai.
Da qual giorno, tutte le mattine, appena alzato, Giuanin prendeva la rincorsa e saltava a piè pari contro il tronco del pino. Leggila Tutta
C'era una donna con una figlia grande e grossa e tanto mangiona che quando sua madre portava a tavola il minestrone lei ne mangiva un piatto, ne mangiava il secondo, ne mangiava un terzo e continuava a chiederne. E la madre ne riempiva il piatto e diceva: -E tre!... E quattro!... E cinque!...- Quando la figlia le chiedeva il settimo piatto di minestrone, la madre invece di riempirle il piatto, le dava una bastonata in testa, gridando: -E sette!- Continua