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venerdì 27 gennaio 2017

JEMINA, RAGAZZA DI MONTAGNA di Francis Scott Fitzgerald

Una creatura selvaggia

Era notte sulle montagne del Kentucky. Vette selvagge sorgevano da ogni parte. Veloci ruscelli montani scorrevano rapidamente lungo le loro pendici.
Jemina Tantrum era giù al torrente, intenta a distillare whisky nella distilleria della sua famiglia.
Ella era la tipica montanara.
Era scalza. Le mani, largh e capaci, le penzolavano fin sotto le ginocchia. Il volto portava i segni della fatica. Sebbene avesse soltanto sedici anni, da una dozzina almeno manteneva i vecchi genitori, distillando whisky di montagna. Mai letto FSF?

RACCONTI DELL'ETA' DEL JAZZ di Francis Scott Fitzgerald



giovedì 26 gennaio 2017

QUESTIONI OSPEDALIERE di Dino Buzzati

Con lei tra le braccia, tutta grondante sangue, mi infilai di corsa entro il recinto dell'ospedale passando da un cancello secondario ch'era semiaperto. Non so se ci fosse un custode, né se mi vide, né se mi gridò dietro. Nell'ansia che avevo di far presto non udii niente.
Molti padiglioni sorgevano nel vasto giardino. Sempre di corsa mi diressi al più vicino, salii la breve scalinata, fui nell'atrio. Passava un infermiere o qualcuno del genere, vestito d'un camice; e pareva avesse premura. Continua

da LA BOUTIQUE DEL MISTERO di Dino Buzzati




venerdì 20 gennaio 2017

L'EBREO ERRANTE di Dino Coltro

Favoleggiato nei filò dei contadini e nei teatri cittadini, l'Ebreo errante incarna l'uomo che offendendo il Cristo, non trova pace né riposo, condannato a camminare tra le genti fino al giorno del Giudizio. Nessuno gli offre ospitalità; chi lo fa, viene colpito da sventura.
La figura originale è l'ebreo che sulla via del Calvario rifiutò al Cristo sfinito e sanguinante, di sostare un attimo davanti alla sua porta. Cambia nome secondo le regioni, Lou Zuiteran nelle valli Valdesi, Calzolaio errante in Tirolo, ma è sempre lui, un passo dopo l'altro, mai stanco e sempre stanco sulle strade del mondo. La Leggenda

da GNOMI, ANGUANE E BASILISCHI di Dino Coltro



giovedì 19 gennaio 2017

VATHEK di William Beckford

Vathek, nono Califfo della stirpe degli Abbasidi, era figlio di Motassem, e nipote di Harun al-Rascid. Salito al trono nel fiore dell'età, le sue grandi doti facevano sperare ai sudditi un regno lungo e felice. Era d'aspetto avvenente e maestoso, ma, quando andava in collera, uno dei suoi occhi diventava così terribile che non si poteva sostenere lo sguardo, e lo sventurato sul quale quell'occhio si posava cadeva riverso e talvolta moriva all'istante. Sul Vathek di Beckford

da VATHEK di William Beckford




mercoledì 18 gennaio 2017

LE OSTERIE di Francesco Guccini

Ma ce ne sono ancora di osterie?
Da qualche parte in Italia forse si: in Veneto, per esempio, o nella Venezia Giulia, dove ancora, a primavera, aprono, sul Carso, le osmiza, voce slovena che deriva da sem, "otto". Per otto giorni infatti si permette ai contadini di aprire le loro cantine e vendere i prodotti senza imposizione fiscale.
Alla scoperta delle Osmize

da NUOVO DIZIONARIO DELLE COSE PERDUTE di Francesco Guccini






martedì 17 gennaio 2017

UNO SCONOSCIUTO ALLA PORTA di Wayne Wightman

E così, eccomi di nuovo alla prese con i freak. Il mondo non smette mai di stupirmi quando arriva a mettermi davanti alla porta di casa qualche scarto umano; costui, in particolare, con una faccia simile a un bersaglio per freccette parecchio usato, indossava un cappotto enorme e sudicio e guanti bianchi da giardiniere. Era estate, al primo imbrunire, poche tracce di un tramonto arancione ancora sulle cime degli alberi, e un tordo che cantava dal folto di una siepe di ligustro. Vivo in una zona graziosa, un cambiamento di cui avevo bisogno dal mio precedente affitto in un bilocale dalle finestre sbarrate con ubriachi decorativi sdraiati sui prati. Continua

di Wayne Wightman da MOSTRI DEL CIELO E DELLA TERRA di aa vv



sabato 14 gennaio 2017

LA MASCHERA DELLA MORTE ROSSA di Edgar Allan Poe

Per lungo tempo la Morte Rossa aveva spopolato la contrada. Mai s’era vista una pestilenza tanto orribile, tanto fatale! Il male si attaccava al sangue, e si manifestava in tutto il rosso orrore del sangue. Chiazze purpuree sulla pelle,sulla pelle del volto in ispecie, rendevan le vittime così ripugnanti che venivan fuggite da tutti,lasciate senza conforto né aiuto. Il manifestarsi del male e il suo progredire e risolversi erano in tutto questione d’una mezz’ora. Ma il principe Prospero restava ugualmente felice e dimostrava il proprio coraggio e la propria sagacia. Quando vide che le sue terre s’erano per metà spopolate convocò un migliaio circa dei suoi amici, tutti pieni di vita e di baldanza, scegliendoli tra cavalieri e dame della sua corte, e riparò con essi nel remoto rifugio d’una delle sue abbazie fortificate, ch’era edifizio vasto e magnifico, creazione sua personale, di stile eccentrico e nondimeno grandioso, cinto di spesse ed alte mura nelle quali si aprivano delle porte di ferro.
Continua

da RACCONTI DEL TERRORE di Edgar Allan Poe



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