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Dopo un giorno di viaggio in treno, Giuseppe Corte arrivò, una mattina di marzo, alla città dove c'era la famosa casa di cura. Aveva un po' di febbre, ma volle fare ugualmente a piedi la strada tra la stazione e l'ospedale, portandosi la sua valigetta.
Benché avesse soltanto una leggerissima forma incipiente Giuseppe Corte era stato consigliato di rivolgersi al celebre sanatorio, dove non si curava che quell'unica malattia. Continua
C'era solamente Jen. Jen solo.
Il suo gioco preferito consisteva nel suonare il flauto e immaginare che gli altri Ghelfling, sollecitati dalla sua musica, sbucassero da dietro gli alberi vicini, strisciando silenziosi alle sue spalle, mentre lui se ne stava seduto accanto alla cascata. Li immaginava sorridenti perché convinti che le rocce li nascondessero alla sua vista. E quando lui avesse smesso di suonare e si fosse voltato di scatto cogliendoli di sorpresa mentre si muovevano, sarebbero stati costretti a restare per sempre con lui nella valle degli urRu. Continua
Il signor Dyson abitava da alcuni anni in un paio di stanze, in una via abbastanza tranquilla di Bloomsbury, dove, come affermava un po' pomposamente, teneva il dito sul polso della vita senza venire assordato dai mille rumori delle principali arterie di Londra. Era per lui motivo di soddisfazione bizzarra e un po' esoterica il fatto che dal vicino angolo di Tottenham Court Road cento linee di omnibus partissero per i quattro angoli della città; si diffondeva in elogi per comodi servizi che permettevano di visitare Dalston, e lodava l'ammirevole linea che collegava la parte più estrema di Ealing e le strade oltre Whitechapel. Continua
Arrestato in una via del paese e condannato soltanto per contrabbando - poiché non lo avevano riconosciuto - Gaspare Planetta, il capo brigante, rimase tre anni in prigione.
Ne venne fuori cambiato. La malattia lo aveva consunto, gli era cresciuta la barba, sembrava piuttosto un vecchietto che non il famoso capo brigante, il miglior schioppo conosciuto, che non sapeva sbagliare un colpo.
Allora, con le sue robe in un sacco, si mise in cammino per Monte Fumo, che era stato il suo regno, dove erano rimasti i compagni. Continua
Nel portone di un albergo della città di NN, capoluogo di governatorato, entrò una piccola bricka a molle, piuttosto bella, di quelle in cui di solito viaggiano gli scapoli: tenenti colonnelli a riposo, capitani in seconda, proprietari con circa un centinaio d'anime contadine, in una parola, tutti quelli che s'è soliti definire signori di medio calibro. Nella bricka sedeva un signore, non bello, ma nemmeno sgradevole d'aspetto, né troppo grasso, né troppo sottile: non si poteva certo dire che fosse vecchio, ma, d'altronde, nemmeno che fosse troppo giovane. Una interessante recensione
L'ultima estate della sua vita il pittore Klingsor la trascorse, all'età di quarantadue anni, in quelle contrade meridionali vicino a Pampambio, Kareno e Laguno che già anni prima aveva amato e frequentato. Lì nacquero i suoi ultimi quadri, quelle libere parafrasi dell forme del mondo fenomenico, quelle strane immagini, scintillanti eppure silenziose, di un silenzio da sogno, con alberi contorti e case simili a piante, che gli intenditori preferiscono a quelli del suo periodo "classico". Un Borghese Psichedelico
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-Devo prendere qualcosa di forte.-
L'osservatore corrugò la fronte davanti all'immagine sullo schermo, che risultava alquanto deformata. Riusciva a stento a distinguere la faccia dell'uomo.
-Cosa c'è che non va?- chiese.
-Niente. Niente di preciso. E' che sento... sento il bisogno di prendere qualcosa di forte.-
Sul pannello dell'osservatore c'erano cinquanta schermi che richiedevano tutti attenzione. La testa pulsava.
-Se avete problemi, non esitate a chiedere aiuto. Chiamate il tre quattro otto otto cinque tre... E toglietevi dai piedi!- Continua